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La notizia di ieri ha scatenato innumerevoli discussioni nel web, comunque, viste le strategie di Oracle, sempre più indirizzate verso prodotti di tipo proprietario come Cloud Office, era solo questione di tempo. Il cambiamento era ormai inevitabile e se non fosse partito dall’interno sarebbe stato operato dall’esterno, in un modo o nell’altro.

Nonostante le rassicurazioni che giungono dai membri della comunità e della fondazione, enti, aziende ed organizzazioni, inizieranno ad avere qualche dubbio su quale suite usare tra OpenOffice.org, LibreOffice o addirittura MsOffice.
Nell’immediato futuro si dovranno fugare dubbi e perplessità di aziende ed organizazioni che già usano OpenOffice.org, per farli migrare verso LibreOffice e per evitare pericolose derive proprietarie…

Il modo migliore per rassicurare gli utenti, le imprese e le organizzazioni è dimostrare che la nuova fondazione può essere il traino dello sviluppo, senza attendere troppe mosse o azioni da parte di altri. Occorrerà grande lavoro di sviluppo e rilascio di versioni affidabili per dimostrare che la nuova fondazione intende essere il motore dello sviluppo.

Va inoltre sottolineato che partecipano alla scrittura del codice tutti gli sviluppatori non Oracle esistenti (Novell, Red Hat, sviluppatori Debian, Ubuntu), numerosi volontari, i due di NeoOffice (che rimane come brand per ragioni di continuità).

All’interno di LibreOffice confluiscono tutti i fork esistenti di OOo, per cui la situazione è di consolidamento e non di pericolosa dispersione.
Possiamo concludere quindi che il numero di sviluppatori attuali è più o meno uguale a quello degli sviluppatori di OOo.

La Document Foundation è stata creata da individui che rappresentano le comunità OOo più forti (Brasile, Francia, Germania, Italia) ed è già supportata dalla maggior parte dei progetti linguistici.

Si auspica di avere anche il contributo di Oracle e qualcosa potrebbe accadere già a Parigi durante l’Open World Forum.

LibreOffice è già disponibile in versione beta (3.3), per Windows,
GNU/Linux (in rpm e deb) e MacOS, attualmente solo in en-US ma è solo questione di tempo e saranno disponibili anche le versioni localizzate.

Ognuno è ovviamente libero di scegliere quello che preferisce, continuando anche ad usare OOo (anche se c’è il rischio che faccia la fine di OpenSolaris).

Il dado è tratto, le parole valgono zero.